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Attacchi di panico: la spiegazione neurologica

  • Jul 28
  • 2 min read

Un attacco di panico è il risultato di una intensissima risposta di stress, un meccanismo neurologico di sopravvivenza ereditato dagli animali. In situazioni di fame, sete o pericolo – che siano reali o percepiti – si attivano diverse reazioni interne che modificano la fisiologia dell’organismo per gestire al meglio l'emergenza, come se fossimo di fronte a un predatore nella giungla. Il cervello non riesce a distinguere tra un pericolo reale e il ricordo di un evento traumatico, sia esso conscio o inconscio. Questo spiega perché gli attacchi di panico possono manifestarsi all'improvviso, senza una causa apparente. Indipendentemente dal trigger, il corpo reagisce come un animale sotto attacco, attivando varie risposte. Quando il sistema “lotta o fuga” entra in azione, l'adrenalina dirotta il flusso sanguigno verso i muscoli, preparando l’organismo a fuggire, a discapito degli organi coinvolti in funzioni non essenziali, come stomaco e intestino. Anche le aree del cervello responsabili del pensiero consapevole ricevono meno sangue, poiché i meccanismi di sopravvivenza sono “programmati” per agire d’istinto. Fermarsi a riflettere di fronte a un pericolo imminente, come una tigre pronta ad attaccare, può risultare rischioso. Di conseguenza, è difficile mantenere la lucidità mentale, mentre possono verificarsi disagi a livello digestivo.

Per affrontare la lotta o la fuga, glucosio e colesterolo vengono rilasciati nel sangue, mentre il ritmo respiratorio e cardiaco aumentano per fornire più ossigeno e potenziare il flusso sanguigno. Tuttavia, poiché non si sta realmente lottando o correndo, l'energia mobilitata non viene utilizzata e si accumula, generando panico.


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Attacco di panico e freezing

Quando né la lotta né la fuga sono opzioni praticabili, gli animali possono adottare altre strategie, come immobilizzarsi e mimetizzarsi. Infatti, i predatori riconoscono più facilmente una preda in fuga rispetto a una ferma. In questo contesto, il meccanismo adottato è quello del freezing, o congelamento: l'animale rimane immobile, pronto a scappare non appena il predatore si allontana. Durante il freezing vigile, la noradrenalina mantiene un potenziale stato di attivazione, consentendo all'animale di muoversi rapidamente quando necessario.

Cause del panico e il ruolo del Nervo Vago

Questi schemi neurologici si attivano in risposta a stimoli di pericolo, siano essi interni, come fame o sete, o esterni, come un’aggressione, un incidente o uno stimolo che riattiva il ricordo.

Tuttavia, sul piano emotivo, un attacco di panico può essere innescato anche da un trauma di natura relazionale.

In particolare, una causa comune di panico può derivare da un trauma legato all'abbandono, che si riattiva in determinate situazioni. Una possibile spiegazione di questo fenomeno è la disattivazione del ramo ventrale del nervo vago, noto anche come “vago sociale.” Durante l’infanzia, la sopravvivenza di un neonato è impossibile senza un adulto che si prenda cura di lui. Per questo motivo, i mammiferi hanno sviluppato un sistema di “sicurezza” unico rispetto ad altri animali, strettamente legato alla cura e all'appartenenza sociale. Di conseguenza, se un cucciolo si trova senza un caregiver di riferimento per un periodo prolungato, si attivano schemi di sopravvivenza che mirano a richiamare l'attenzione del caregiver a distanza, ad esempio attraverso il pianto.


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