ADOLESCENZA

APRIAMO LE PORTE AL FUTURO, CON IL CORPO E CON LA MENTE

"Diventeremo anche noi adulti", disse Erne accigliato.

"Può darsi. Ma fino a quel momento mi difenderò. Ecco il punto".

(Sandor Màrai, I Ribelli, 1930

Da un punto di vista sociale l'adolescenza rende evidente che fra le generazioni c'è un salto, una discontinuità. Il passaggio da una generazione all'altra è, nelle società tradizionali, marcato sotto il profilo simbolico tramite una qualche forma ritualizzata e socialmente riconoscibile. La riconoscibilità è funzionale al sancire che c'è un passaggio che deve essere ratificato dalla comunità, e, di conseguenza, integrato nel circuito sociale.

La separazione, il distacco, provoca sempre incertezza, include sempre l'angoscia per la perdita di ciò che si è stati, include la paura per il futuro.

[…]

Nelle società tradizionali questi elementi di incertezza conseguenti ai cambiamenti e alla perdita ricevevano, e ricevono ancora ove sono in uso, un trattamento simbolico al fine di evacuarne il potenziale sovversivo e distruttivo. La ritualità iniziatica, come ogni costruzione simbolica - che come tale eccede il piano del mero bisogno, della mera necessità vitale - serve a rendere meno angosciante, a rendere più tollerabile lo snodo del passaggio. Serve a significare socialmente la perdita e a contenere la dimensione perturbante di incertezza per il futuro che è implicata nella trasformazione, nel cambiamento.

Nelle società tradizionali la separazione, come elemento costitutivo della soggettività umana, viene presa in conto dalla comunità attraverso una certa ritualità declinata nelle forme più diverse. La separazione dallo statuto di bambino, il passaggio a quello di adulto, sono momenti nei quali la comunità interviene facendosene in qualche modo carico, istituendo in tal modo una connessione fra individuo e collettività. Gli snodi evolutivi fondamentali non sono lasciati alla dimensione del "privato", della sfera puramente individuale, ma vengono inscritti nell'Altro sotto forma di cerimonie che coinvolgono i membri, o alcuni membri, della comunità.

[…]

Le società tradizionali mantengono pertanto il legame fra individuo e collettività, interpretano quella che noi chiameremmo adolescenza alla luce della struttura, come un passaggio che è, contemporaneamente, individuale e sociale. E' individuale, cioè singolare, perché rappresenta un movimento complesso in cui il soggetto si trova solo di fronte al problema della scelta. L'Altro lo considera responsabile, vale a dire in grado di compiere degli atti di cui dovrà poi rispondere in prima persona. Non è più l'Altro che sceglie per lui, è lui a scegliere senza l'Altro. […] L'adolescenza è, d'altra parte, un fenomeno di natura sociale perché ha il senso di un passaggio ad una nuova condizione in seno al gruppo sociale. Si tratta di una trasformazione della natura del legame sociale, del particolare vincolo che lega il singolo agli altri. 

[…]Nella nostra società attuale, una società caratterizzata da una immensa complessità, l'incertezza è altissima. Le esigenze della nostra società complessa si sovrappongono sempre di più ai tempi evolutivi, ponendo gli individui di fronte all'implicita richiesta di posporre sempre più in là il momento del passaggio alla vita adulta. L'assenza di confini netti, di barriere generazionali, di momenti di iniziazione, la difficoltà ad acquisire indipendenza economica, il prolungarsi della condizione di studente, questi, e molti altri motivi, concorrono a creare una difficoltà nell'acquisizione di un ruolo adulto. Si configura una zona sempre più allargata di adolescentia perennis dentro la quale adulti adolescenti e adolescenti che compensano con atteggiamenti adultomorfi il loro permanere in uno stato infantile convivono in uno stato di indifferenziazione.

Qualsiasi genitore, e in generale qualsiasi adulto, è stato un adolescente. Si tratta di un periodo della vita atteso e temuto al tempo stesso, ricco di sogni e aspettative per il futuro, ma anche di delusioni. Da adolescenti si incomincia ad affacciarsi su un mondo ben più ampio, se non altro rispetto alle possibilità di scelta e ai rischi che si corrono. Vi sono una serie di cambiamenti a cui si va incontro, dal punto di vista fisico, ormonale, caratteriale, identitario. Tutto questo può creare delle difficoltà di regolazione e di orientamento, ma anche nella gestione delle relazioni e sul piano scolastico.

L'adolescenza è ancora un'età di passaggio?

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Spesso questo può essere alla radice dei vari malesseri adolescenziali, quali problematiche scolastiche, di orientamento, disturbi alimentari, dipendenze, bullismo, difficoltà affettive e relazionali, mancanza d'autostima, ansia, depressione ecc.

 

Il Modello di Psicosomatica Integrata permette di intervenire sulle problematiche adolescenziali a molteplici livelli:

  1. Indaghiamo la difficoltà riscontrata (sia essa scolastica e/o relazionale) per comprenderne la storia e individuarne le cause (aspetto molto importante per arrivare ad individuare strategie per affrontarla); la possibilità di un lavoro psicologico e psicosomatico, sia con i ragazzi che eventualmente con i genitori, può risultare molto utile al rafforzamento dell'autostima, all'orientamento scolastico e professionale, alla gestione dell'ansia e in caso di difficoltà affettive e relazionali.

  1. In affiancamento a ciò, se è ritenuto opportuno, proponiamo un sostegno sul versante scolastico, ad opera di un tutor (psicologo o educatore con competenze in ambito di apprendimento) che segua il/la ragazzo/a nella gestione dei compiti, nell'individuazione di un metodo di studio efficace e nell'acquisizioni di strategie e tecniche in grado di migliorare la performance cognitiva e scolastica, creando un contesto facilitante i processi di apprendimento.

  1. La peculiarità del nostro modello d'intervento psicosomatico ci permette inoltre di utilizzare, in aggiunta agli strumenti psicologici classici, tecniche che coinvolgono attivamente il corpo; il coinvolgimento del corpo, oltre a rendere più dinamica e piacevole la seduta, agisce a livello cognitivo, favorendo i processi d'integrazione emisferica, e permette di ottenere risultati sorprendenti sia sulle performance motorie che scolastiche, molto differenti dagli esiti di terapie solo ed esclusivamente psicologiche.

L'adolescenza segnala una svolta, un tempo di crisi. Fra infanzia e età adulta, infatti, il passaggio è caratterizzato da una discontinuità. Questo marchio della discontinuità, che segna in vario modo la chiusura di un tempo infantile e il conseguente ingresso nella popolazione adulta, lo ritroviamo in ogni società umana. Ovunque e in ogni epoca, infatti, il contesto sociale si è incaricato di marcare questo secondo tempo della nascita del soggetto nell'Altro. 

[…] SI tratta di un cambiamento di statuto sociale, quindi di natura simbolica.[…] Le enormi differenze con cui ogni società tratta questo snodo fondamentale, i molteplici "rituali" che presiedono al "passaggio" sono un'ulteriore conferma della matrice "culturale" di ciò che chiamiamo adolescenza. 

L'ingresso nella società degli adulti porta con sé in ogni cultura (ad eccezione forse di quella contemporanea) un processo di iniziazione. C'è iniziazione precisamente perché non c'è inizio, perché l'inizio è mancante. Per esempio, non c'è alcun elemento che consenta di stabilire univocamente l'inizio della vita adulta. I riti di iniziazione, universalmente diffusi, segnalano la necessità per ogni comunità sociale di scandire il tempo dell'esistenza dei propri appartenenti fissandone dei momenti cruciali. Fra gli animali l'acquisizione delle abilità specie specifiche che consentono la sopravvivenza autonoma porta a compimento la fase di maturazione e segna senza equivoci l'inizio di una fase adulta della vita dell'individuo. Nell'uomo, al contrario, sebbene la maturazione sessuale, la comparsa del menarca nella donna, della capacità di eiaculare in un maschio, giochino un ruolo importante, questo inizio non può essere collocato in una naturalità ma deve essere sostituito da una cerimonia simbolica, un rito appunto, che produca esso stesso l'inizio che manca. La discontinuità nel passaggio dall'infanzia alla vita adulta deve essere evidente, deve cioè essere socialmente riconoscibile. 

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